Home Articoli HP Torna a Milano Com’eri vestita?, la mostra – installazione con gli abiti...

Torna a Milano Com’eri vestita?, la mostra – installazione con gli abiti delle donne vittime di violenza

258
SHARE

Torna a Milano Com’eri vestita?, la mostra – installazione con 17 abiti appartenenti a donne vittime di violenza sessuale

Fino a venerdì 8 marzo, giorno della Festa della Donna, sarà visitabile a Milano Com’eri vestita?, la mostra – installazione con gli abiti delle donne vittime di violenza.
Il nome della mostra trae ispirazione dalla classica domanda che le donne si sentono fare quando si recano in commissariato per sporgere denuncia di stupro, ovvero “Com’eri vestita?”. Come se il vero problema non fosse l’atto di brutale violenza, ma, anzi, l’abbigliamento della vittima giocherebbe un ruolo importante scatenando il gesto del carnefice.
L’esposizione, inaugurata ieri, mercoledì 6 marzo, sarà visitabile fino a venerdì 8 marzo presso il Tribunale di Milano, precisamente al terzo piano.
Il percorso espositivo, ospitato all’interno del Palazzo di Giustizia, mette in mostra ben 17 abiti appartenuti a donne che hanno subito violenza sessuale. Tra gli indumenti ci sono una tuta da ginnastica, un grembiule delle pulizie, un vestito per una festa, un pigiama ed altri capi. Accanto a questi abiti vi è il racconto della violenza subita dalla proprietaria del vestito.
Si tratta di una mostra molto particolare che è stata tradotta in quattro lingue e che ha l’obiettivo di far capire che “La violenza sessuale non è colpa delle vittime, qualunque cosa indossino”.
La mostra, promossa da Libere Sinergie, è ispirata a quella che è stata realizzata per la prima volta nel 2013 dall‘Università del Kansas.
L’esposizione al Tribunale di Milano è solo l’ultima di quaranta tappe della mostra che si sono tenute nel corso dell’anno. Il progetto iniziò lo scorso 8 marzo alla Fabbrica del Vapore di Milano, per poi passare alla Casa dei Diritti di Milano e proseguire.
Questa mostra punta ad abbattere gli stereotipi che colpevolizzano la vittima e a sensibilizzare la comunità su un tema che, per molti, rappresenta ancora un tabù.
(Foto tratta da ANSA)