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I Savoia a Milano: tra Risorgimento e rivoluzione industriale

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Vediamo insieme la storia dei Savoia a Milano, dall’epoca del Regno di Sardegna fino all’Unità d’Italia. Cominceremo dalle cinque giornate di Milano, fino ad arrivare alla seconda guerra d’indipendenza e alla rivoluzione industriale, che renderà Milano il primo centro finanziario d’Italia.

 

Come ben sappiamo, il 1861 fu un anno fondamentale per la storia italiana. Il 17 marzo venne proclamata ufficialmente la nascita del Regno d’Italia, che riunì sotto un’unica bandiera tutti gli stati dello stivale. Milano, allora capitale del Regno Lombardo – Veneto, ebbe un ruolo di primo piano durante questo travagliato periodo storico. In particolare, in epoca risorgimentale furono assidui e costanti i rapporti tra i Savoia e la città. Vediamo insieme cosa lega casa Savoia a Milano, e perché questo legame fu fondamentale per il raggiungimento dell’Unità d’Italia.

 

I Savoia e la prima guerra d’indipendenza

Nel periodo pre-risorgimentale non era percepito un sentimento di coscienza nazionale omogeneo e lineare. Ognuno degli stati preunitari presente nella penisola ha partecipato in un modo o nell’altro alla diffusione di idee risorgimentali. Ad esempio, nel Regno Lombardo – Veneto vi era la volontà di liberarsi dalle catene del dominio della monarchia asburgica. Inoltre, da questo punto di vista sicuramente contribuì l’ambizioso espansionismo territoriale dei Savoia, decisi a raggiungere Milano.

A capo del movimento di unificazione italiano dal 1848, i Savoia appoggiarono di fatto le rivolte antiasburgiche scoppiate nel nord della penisola. Assieme a Padova e Venezia, Milano insorse contro il nemico comune. La speranza era quella di minare l’autorità del feldmaresciallo Josef Radetzky, comandante delle truppe asburgiche. In città si formarono due schieramenti principali, opposti tra loro per ideali politici e culturali.

Le cinque giornate di Milano

Da una parte vi erano i democratici, capeggiati da Carlo Cattaneo e Pompeo Litta, e dall’altra una corrente più moderata. Quest’ultima era favorevole all’intervento dell’esercito di Carlo Alberto nella rivolta milanese. L’aiuto sabaudo era concepito come l’unica possibilità di riuscita dell’impresa meneghina. Il re aveva già posizionato le truppe in un punto strategico nei dintorni di Novara, attendendo l’autorizzazione e l’appoggio necessari per proseguire.

Da parte sua, Cattaneo era ostile al dominio austriaco, ma anche alla monarchia sabauda. Non si dichiarò favorevole all’intervento di Carlo Alberto per molteplici ragioni, tra cui sicuramente vi era un forte astio nei confronti del Piemonte. Questo sentimento nasceva dal fatto che la regione piemontese fosse considerata meno sviluppata rispetto alla vicina Lombardia. Inoltre il Piemonte faceva parte del Regno di Sardegna ed era controllato da una monarchia. Cattaneo non voleva che il Regno Lombardo – Veneto si unisse ai possedimenti di Carlo Alberto. Quindi, alla fine della rivolta si schierò contro l’intervento piemontese.

Le famosissime cinque giornate di Milano rappresentarono una totale disfatta per gli austriaci, colti alla sprovvista dall’attacco popolare del 18 marzo. Gli uomini di Radetzky avevano circondato la città, ottenendo il dominio della cinta muraria e del Castello Sforzesco. Nonostante ciò, i rivoltosi meneghini controllavano di fatto tutte le strade milanesi. La sera del 22 marzo i combattimenti a Milano era conclusi, a favore dello schieramento milanese. Ma perché questo evento è così importante per la casata dei Savoia?

In guerra contro gli Asburgo

Nonostante la ferrea opposizione di Cattaneo, il 23 marzo Carlo Alberto dichiara guerra all’impero austriaco. Di fatto, la rivolta meneghina rappresentò la spinta decisiva al corso degli eventi. In cambio del suo tempestivo intervento, il regnate sabaudo chiede ai milanesi la loro spontanea annessione al Regno di Sardegna. Tuttavia le risorse del regno sono piuttosto esigue, e dopo le iniziali vittorie sabaude di Goito e Pastrengo gli austriaci cominciarono a riguadagnare terreno. A luglio si iniziò ad ipotizzare una tregua e, nonostante Carlo Alberto fosse contrario alla resa, le risorse scarseggiavano. L’esercito cominciò la ritirata, procedendo verso il fiume Adda e successivamente Milano. Nonostante la ferma volontà espressa dallo stesso Carlo Alberto di non abbandonare la città, il 4 agosto il re dichiarò terminata la guerra. Quest’atto provocò l’ira dei milanesi, che tornarono sotto pieno dominio austriaco due giorni più tardi.

 

La seconda guerra d’indipendenza

Ma di certo questa non è l’ultima volta che si parlerà dei Savoia a Milano. Infatti dopo la seconda guerra d’indipendenza, nel 1859 il Lombardo – Veneto divenne parte del Regno di Sardegna, che diventerà Regno d’Italia soli tre anni dopo.

A cavallo tra XIX e XX secolo: l’industrializzazione

La seconda metà dell’Ottocento fu per Milano un’epoca di di industrializzazione senza precedenti. Nel 1883 venne aperta la centrale elettrica di via Santa Radegonda, prima in Europa e seconda nel mondo dopo quella di New York.  Il settore industriale e quello dei servizi a Milano e in Lombardia conobbero uno sviluppo superiore a quello delle altre regioni italiane. Umberto I e Re Vittorio Emanuele III quindi contribuirono notevolmente a rendere Milano il principale centro finanziario del Paese.

Per approfondire la conoscenza di questa fetta di storia milanese e delle vicende dei Savoia a Milano si consiglia la visita al Museo del Risorgimento presso Palazzo Moriggia, in via Borgonuovo 23.

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