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Sant’Ambrogio, confermata l’identità insieme a quella di altri due martiri

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Sant’Ambrogio, confermata l’identità insieme a quella di altri due martiri
Sant’Ambrogio, confermata l’identità insieme a quella di altri due martiri

La tradizione ambrosiana è stata accertata; secondo i primi esiti della ricognizione sui corpi di Sant’Ambrogio e dei santi Gervaso e Protaso sono state confermate le identità dei corpi dei suddetti santi.

Sant’Ambrogio e le identità dei santi, lo studio

In occasione dell’anniversario (centocinquantanni) del ritrovamento dei tre scheletri in esame, lo studio è stato voluto e patrocinato della Diocesi di Milano e promosso dalla basilica di Sant’Ambrogio stessa.

Le operazioni sono state condotte dall’Università degli Studi di Milano e dall’Istituto Ortopedico Galeazzi, con l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

Le prime considerazioni sui corpi

Secondo l tradizione Sant’Ambrogio aveva come carattere distintivo una frattura alla spalla destra e Protaso e Gervaso sarebbero stati fratelli martirizzati insieme.

Come affermato dalla professoressa Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina Legale e direttrice del Centro LabAnOf dell’Università Statale di Milano durante la conferenza stampa convocata proprio nella basilica di Sant’Ambrogio, stando all’esame radiologico e anatomico, si può dedurre che i resti di Sant’Ambrogio appartengano di fatto ad una persona che corrisponderebbe ai canoni classici con cui viene generalmente rappresentato.

Vale a dire un uomo sulla sessantina, con una frattura alla spalla destra (per la precisione alla clavicola), con alcune difficoltà motorie da essa derivanti (come si era sempre evinto dallo scambio di scritti con la sorella).

Lo stesso vale per Gervaso e Protaso, che a seguito delle analisi sono risultati due giovani di età inferiore ai trent’anni, dalla statura di circa un metro e ottanta.

Sant’Ambrogio e la tradizione ambrosiana

Da queste considerazioni la deduzione più importante è legata alla conferma delle identità dei corpi, ma anche a quella per la quale le ossa non correrebbero imminenti pericoli di ammaliamento e deterioramento.

L’importanza di questa prova empirica e scientifica risiede senz’altro nel concretizzarsi della tesi per cui il Cristianesimo stesso affondi le sue radici nella storia dell’umanità.

Alla base della cultura ci sarebbe infatti sempre e comunque il connubio tra teologia e diversi altre branche di studio.

Al di là dello studio prettamente scientifico sono poi state le monache benedettine dell’Isola di San Giulio d’Orta (Novara) ad occuparsi del restauro dei paramenti dei tre santi; allo stesso modo le suore del Monastero di Viboldone in San Giuliano Milanese hanno restaurato i documenti cartacei. 

(credit foto: basilicadisantambrogio)

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