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Giuseppe Verdi a Milano: il genio musicale e la città che lo ha amato!

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Giuseppe Verdi a Milano: il genio musicale e la città che lo ha amato!
Giuseppe Verdi a Milano: il genio musicale e la città che lo ha amato!

Nei suoi lunghi soggiorni Giuseppe Verdi a Milano dimorava nella suite 105 del Grand Hotel et de Milan, nei pressi della Scala, l’unico dotato di posta e di telegrafo.

LA VITA DEL MAESTRO

Giuseppe Verdi nacque a Roncole il 10 ottobre 1813 e morì a Milano il 27 gennaio 1901. Fu un compositore italiano, autore di melodrammi che fanno parte del repertorio operistico dei teatri di tutto il mondo. Nel 1832 si trasferì a Milano dove tentò di essere ammesso presso il Conservatorio. Fu per diversi anni allievo di Vincenzo Lavigna, maestro concertatore alla Scala. Nel 1839 riuscì finalmente, dopo quattro anni di lavoro, a far rappresentare la sua prima opera alla Scala: era l’Oberto, Conte di San Bonifacio, su libretto originale di Antonio Piazza. L’opera ebbe un buon successo e quattordici repliche.

 

IL GRANDE HOTEL ET DE MILAN

Verdi morì a Milano in un appartamento dove era solito alloggiare dal 1872 al Grand Hotel et De Milan alle 2,50 del 27 gennaio 1901, a 87 anni. Il Maestro lasciò istruzioni per i suoi funerali: si sarebbero dovuti svolgere all’alba o al tramonto, senza sfarzo né musica. Gran parte della suite è rimasta come allora, ospita anche un ritratto del maestro.
Nei giorni che precedettero la morte di Verdi, via Manzoni e le strade circostanti vennero cosparse di paglia affinché lo scalpitio dei cavalli e il rumore delle carrozze non disturbassero il suo riposo eterno.

LA MORTE DEL MITO

Si aggravò nel gennaio 1901. Venne chiamato a dare l’estrema unzione al Maestro, il preposto parroco di San Fedele, don Alberto Catena, che già aveva confortato gli ultimi momenti di Alessandro Manzoni.
Il 27 gennaio chiuse serenamente la sua gloriosa esistenza. Gli furono tributate due solenni onoranze funebri. La prima, la più commovente, fu posticipata alle sette del mattino del 30 gennaio in un’alba grigia e gelida. Carro di seconda classe, senza fiori, come lui aveva disposto. Folla enorme, triste, silenziosa, dileguantesi quasi in una nebbia azzurrina tra le piante nude del vecchio bastione. La seconda, organizzata dal mondo ufficiale, il 27 febbraio 1901. Trecentomila persone. Autorità in tuba, pennacchi al vento, bandiere, corone e finalmente, in luogo del modesto carro di seconda classe, uno splendido catafalco dorato.

VA PENSIERO

Durante questa pomposa cerimonia ufficiale, si ebbe una commozione grande quando Toscanini ai piedi del Famedio diede al coro il segnale del Va pensiero…

@Clelia Mumolo

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