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Il primo semaforo a Milano: come queste luci colorate hanno cambiato il mondo

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Il primo semaforo a Milano: come queste luci colorate hanno cambiato il mondo
Il primo semaforo a Milano: come queste luci colorate hanno cambiato il mondo

Nel 1914 viene inventato, e nel 1925 approda il primo semaforo a Milano.

Era il 1914 quando fu inventato il semaforo. L’inventore è James Hoge, che installa il primo semaforo tra la East 105th Street e la Euclid Avenue. Centinaia di persone si danno appuntamento per le cinque del pomeriggio all’incrocio. Giornalisti, fotografi, autorità, agenti di polizia e curiosi, tutti in attesa che si accenda prima la luce verde e poi quella rossa. Tutti sono incuriositi da quello strano aggeggio piantato sull’asfalto. Entra in funzione il primo semaforo elettrico della storia, azionato a distanza da un poliziotto in una cabina di comando. Quelle luci, alle quali più tardi si unirà anche il giallo, si accenderanno negli anni a venire, sempre più numerose, in tutto il mondo. Ma come e quando fu installato il primo semaforo a Milano?

L’evoluzione.

L’inventore di quella scatola metallica luminosa ci obbliga a schiacciare il freno. Dopo Hoge, il pioneire delle traffic lights, arriverà, sei anni più tardi William Potts. Lui inventa i primo semaforo automatico, e nel 1923 Garret Morgan brevetterà il terzo segnale luminoso di colore giallo. Una rivoluzione che ben presto si allargherà a macchia d’olio sulle strade di tutto il mondo, a cominciare da New York fino ad installare il primo semaforo a Milano.

Primo semaforo a Milano.

Nel Vecchio Continente il primo semaforo si accende nel 1922 a Parigi. Poi, a catena, la novità fa la sua comparsa ad Amburgo, a Berlino, a Londra. In Italia occorre attendere il 1925 per vedere in azione il primo semaforo, all’incrocio tra Piazza Duomo, Via Orefici e Via Torino. Migliaia accorrono in piazza, dove ora c’è una rotatoria in cemento, per assistere all’evento. E subito ci si divide alcuni la chiamano “diavoleria che cambia i tempi della città”. Altri sono scettici che sentenziano impietosi, ” è un inutile marchingegno che dura minga…”. Questa affermazione si rivelerà del tutto sbagliata.

Il semaforo in Italia

Il primo semaforo a Milano regola il traffico lungo le strade della capitale economica del Paese. La Capitale politica non può restare indietro e nel 1929, l’ingegner Filippo Ugolini, collauda il primo semaforo. Ugolini si dedica al collaudo del primo semaforo, indispensabile per rendere più sicure le millenarie vie consolari. L’esordio, come raccontano le cronache dell’epoca, non è dei più esaltanti. Causa subito un tamponamento per via del repentino passaggio dal verde al rosso. Accanto al segnale luminoso se ne aggiunge così uno acustico. Ma il continuo scampanellio simile a quello adottato nei passaggi a livello, suscita le proteste dei residenti. L’idea di fondo, però, è buona e Ugolini continua caparbiamente a sperimentare prototipi, costruiti a sue spese. Finalmente, l’11 gennaio 1934 a Largo Goldoni venne installato un semaforo a più luci.  Il passaggio dal rosso al verde, e viceversa, è segnalato da una serie di lampadine che si spengono in progressione.  E’ un successo, tanto che sul finire del 1934 la Commissione Traffico decide di installare altri 15 semafori come questo in altrettanti incroci. Per Ugolini, dirigente del Comune, arriva un attestato di benemerenza e un premio di duemila lire.

I colori del semaforo.

Tre colori, dunque, e solo quei tre si possono accendere nei semafori, il verde, il rosso e il giallo. Ma non tutte le Nazioni utilizzano la sequenza cromatica allo stesso modo. Se in Italia il giallo segnala l’imminente obbligo di stop, in altri Stati viene usato anche in combinazione con il rosso per indicare l’avvicinarsi del via libera. Un’altra tappa importante nella storia dei semafori è datata 1961, quando a Berlino venne installato il primo semaforo per i passaggi pedonali. Anche in questo caso, il ‘contagio’ sarà universale. Da decenni, ormai, il semaforo è parte integrante, e molto utile, dell’arredo urbano. E lo rimarrà ancora a lungo, almeno fino a che l’auto che si guida da sé e si ferma all’incrocio per dare la precedenza non sarà una realtà.

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