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Avanza la ricerca su Alzheimer e Parkinson a Milano

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Ancora una volta il capoluogo meneghino si distingue per una scoperta estremamente significativa in ambito medico. La ricerca su Alzheimer e Parkinson a Milano ha ottenuto un grande successo.

 

L’amiloidosi

Grave e incurabile, l’amiloidosi è una malattia causata dalla deposizione di materiale proteico con peso molecolare ridotto in sede extracellulare. Tale materiale è detto appunto amiloide, in quanto simile all’amido che reagisce con lo iodio. Le manifestazioni più comuni dell’amiloidosi sono legate ad organi importanti come i reni e il cuore. Le malattie riconducibili alla formazione di questi depositi amiloidi ad oggi sono circa trenta. Tra queste vi sono l’Alzheimer e il Parkinson.

 

Università degli Studi, la ricerca su Alzheimer e Parkinson a Milano

Grazie a uno studio internazionale condotto dall’Università degli Studi di Milano sono state scoperte alcune proprietà fondamentali di una proteina che causa amiloidosi. In particolare, vengono spiegate le basi molecolari della tossicità della proteina beta-2 microglobulina mutata in posizione 76.

Essa perde stabilità aggregandosi e andando a creare grandi depositi di fibre amiloidi all’interno dei tessuti del paziente. Ciò che rimaneva ignoto agli studiosi erano le caratteristiche biochimiche alla base di questa tendenza aggregativa tossica.

Il team milanese si è concentrato sul mutante tossico del paziente confrontandolo con la proteina presente in persone sane. Le due varianti sono state studiate usando tecniche tecnologicamente avanzate, come la risonanza magnetico nucleare e la cristallografia a raggi X.

Lo studio dell’Università meneghina ha dimostrato che la proteina viene destabilizzata e resa più dinamica dalla mutazione. In questo modo le molecole perdono la propria struttura sana, e si formano queste fibre amiloidi, tossiche per l’organismo umano.

 

Un grande passo per la medicina

Stefano Ricagno sottolinea l’importanza del risultato ottenuto. “Dopo aver partecipato all’équipe che scoprì la malattia sei anni fa, abbiamo voluto cercare di capire a fondo le basi molecolari della patologia. Il nostro approccio sperimentale multidisciplinare ha dato ottimi risultati, e potrà essere utilizzato per studiare altre proteine tossiche. Uno degli ostacoli maggiori alla creazione di una cura per questa malattia è la scarsa comprensione dei meccanismi di tossicità. Noi con questo lavoro abbiamo fatto un grosso passo avanti”.

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