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7 curiosità sulla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano

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10 curiosità sulla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano
10 curiosità sulla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano

Sapete proprio tutto sulla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano? Scopriamo insieme qualche curiosità su uno dei simboli per eccellenza del capoluogo meneghino.

Che rebelot!

Piazza Duomo è uno dei motivi per cui ogni anno frotte di turisti accorrono numerose a visitare la nostra amata Milano. Qui fare una passeggiata tranquilla è un’impresa ardua, bisogna avanzare zigzagando tra turisti in posa, bastoni per selfie e sì, anche loro, i piccioni.

Da questo punto di vista, Galleria Vittorio Emanuele II potrebbe trarre in inganno i meno informati. Infatti, il famoso passage meneghino, ombreggiato e posizionato lateralmente rispetto al Duomo, sembrerebbe portare ristoro al visitatore stanco delle folle. Tuttavia, non è proprio così. La bellezza della struttura richiama a sé molti dei turisti dalla piazza, che affollano i 4 bracci della Galleria a tutte le ore del giorno. Ecco 10 curiosità sulla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, vediamo quante ne sapete!

Una storia travagliata

Sono stati banditi ben tre diversi concorsi in tre anni per trovare il progetto vincitore. È il 7 marzo 1865 quando Vittorio Emanuele II posa la prima pietra della Galleria. Costruita in tempo record, la struttura fu pronta in 3 anni. L’architetto progettista Giuseppe Mengoni, purtroppo, non poté essere presente alla cerimonia d’inaugurazione. L’uomo infatti morì durante un’ispezione cadendo da un’impalcatura della cupola.

Attorno all’incidente aleggia un’aria di mistero. Secondo alcuni si sarebbe trattato di un incidente, mentre per altri l’architetto si sarebbe suicidato buttandosi volontariamente. Ma questa non è l’unica tragedia a piombare sulla Galleria. Durante la seconda guerra mondiale, la struttura fu tra i monumenti più danneggiati dai bombardamenti dell’agosto 1943. La struttura in ferro e vetro venne distrutta, così come moltissime decorazioni interne.

Napoli vs. Milano

La palese somiglianza tra Galleria Vittorio Emanuele II di Milano e Galleria Umberto I a Napoli ha sollevato la questione “chi ha copiato chi?”. Entrambe le Gallerie hanno un ingresso ad arco trionfale, senza contare le numerosissime affinità nelle decorazioni. Ad esempio, in ambedue i casi le lunette in alto sotto le cupole centrali (tutte e due di 36 metri), rappresentano 4 donne. Inoltre, le decorazioni di entrambe le Gallerie omaggiano Scienza, Industria, Agricoltura e Arte.

Milan l’è semper on gran Milan! È la nostra Galleria a vincere. Inaugurata nel 1867, Vittorio Emanuele II anticipa Umberto I (aperta al pubblico nel 1890) di oltre vent’anni.

Le decorazioni

Non tutti sanno che sul pavimento della nostra Galleria sono riportati gli stemmi delle quattro capitali del Regno Italico. Sono chiaramente visibili lo stemma a croce di Milano, il Toro di Torino, il Giglio di Firenze e la Lupa di Roma.

Inoltre, le 4 donne ritratte nelle lunette in alto sotto la cupola rappresentano allegoricamente 4 continenti: Europa, America, Asia e Africa. Sempre sotto la copertura di vetro centrale sono effigiati gli stemmi dei 100 comuni d’Italia ai tempi della costruzione.

Le palle del toro

Procedendo da Piazza Duomo in direzione Piazza della Scala, nella parte sinistra dell’Ottagono si può notare un’irregolarità della pavimentazione. Il solco si trova sull’immagine di un toro, in particolare in prossimità degli organi genitali. Il buco è stato creato dalle tallonate di migliaia di persone che ogni giorno compiono il famoso rito scaramantico.

Infatti, si dice che calpestare le palle del toro porti fortuna. Per ricevere la buona sorte bisogna girare su sé stessi con il tallone nel solco. Vi sono diverse versioni del rito scaramantico, c’è chi dice che basti un giro, chi invece tre. Le tessere mancanti del mosaico sono state sostituite durante i lavori di restauro avvenuti lo scorso 11 settembre.

In realtà il rito appena descritto è abbastanza celebre tra i milanesi, ma scommetto che non tutti conoscono le sue origini. Il toro infatti è il simbolo della città di Torino di cui abbiamo parlato in precedenza. Il gesto nasce proprio come segno di scherno nei confronti dei torinesi, che non sono sempre stati in ottimi rapporti con i milanesi.

Le insegne

Tutte le insegne delle attività commerciali la cui entrata si affaccia sulla Galleria devono essere coordinate. In particolare, il colore deve essere sempre oro su sfondo nero. Persino McDonald durante gli anni in Galleria dovette cambiare i suoi colori per adeguarsi all’abbinamento cromatico obbligatorio.

Culla del movimento futurista

All’inizio del Novecento cominciano a ritrovarsi nei caffè della Galleria Tommaso Marinetti e i suoi seguaci, che daranno vita in seguito all’avanguardia del Futurismo. Appena dopo essere tornato da Parigi e aver aderito al Manifesto Futurista, Umberto Boccioni dipinse Rissa in Galleria. Siamo nel 1910: alcune persone sono ritratte in Galleria davanti a quello che diverrà in seguito il Caffè Zucca. Si può ammirare l’opera presso la Pinacoteca di Brera.

Il Lavorato

Il Caffè Zucca è oggi famoso come Camparino, situato all’entrata della Galleria in Piazza Duomo. Qui è possibile assaggiare un cocktail molto particolare, il Lavorato. Negli scorsi decenni il drink veniva ordinato appunto dai lavoratori, che si recavano al Camparino dopo essere usciti dall’ufficio. Per accontentare tutti i palati, esistono una versione secca e una dolce del Lavorato.

Chiara Savi

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