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La Madunina di Milano. Secoli di appartenenza con il più famoso dei simboli lombardi

La Madunina e Milano. Se esiste una cosa nella quale un milanese si può rappresentare, nel raccontare la propria appartenenza cittadina, è proprio la statua scolpita da Giuseppe Perego durante gli anni dell'Illuminismo.

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La Madunina di Milano. Secoli di appartenenza con il più famoso dei simboli lombardi
La Madunina di Milano. Secoli di appartenenza con il più famoso dei simboli lombardi
La Madunina e Milano
La Madunina e Milano

Sono più di due secoli che la Madunina di Milano vive un rapporto di piena simbiosi con la città.

 

 

Cosa sarebbe il capoluogo lombardo senza la statua che più lo rappresenta? E la rappresentazione stessa, avrebbe eguale richiamo in qualsiasi altra città italiana? Giovanni D’Anzi, nel 1939 la celebra e la rende immortale con una delle più note canzoni della musica popolare italiana. “O mia bella Madunina”.

Il capoluogo scrutato e benedetto dalla Sacra Immagine che svetta sopra la più alta guglia del Duomo. Posta ad una altezza di 108 metri dall’architetto Francesco Croce, la statua fu realizzata nel 1769 da Giuseppe Perego. Alta 4 metri e completamente rivestita d’oro, nelle costipate giornate milanesi la Madonna brilla sul centro di Milano. La sua importanza venne riconosciuta negli anni ’30. In quegli anni, venne promulgata una legge secondo la quale non sarebbe stato possibile edificare ad un’altezza superiore del simbolo cittadino. Chiaramente, con il passaggio degli anni questa legge dovette essere accantonata per permettere la costruzione dei moderni grattacieli. Poli commerciali ed amministrativi degni di una metropoli come Milano, ma sicuramente meno rappresentativi della sua cultura.

E dire che come buona parte dei simboli storici nelle grandi città pure il simbolo lombardo ha conosciuto inizialmente la sua schiera di detrattori. Stesso destino toccato, tra le altre, a meraviglie come la Torre Eiffel. Pietro Verri, fondatore del periodico “Il Caffè”, sostenne pubblicamente che prima o poi il Duomo avrebbe ceduto sotto il peso dell’imponente Madonna. Oppure, se ciò non fosse accaduto, la stessa sarebbe stata colpita da un fulmine. Il filosofo vissuto nel XVIII secolo tuttavia si sbagliava. La raffigurazione dell’Immacolata è ancora là a dominare su Milano, con lo sguardo rivolto al cielo e le braccia aperte ad accogliere la benedizione di Dio sulla città.

La Madunina e Milano
La Madunina e Milano

Ma ritorniamo alla canzone italiana, o meglio milanese, scritta da D’Anzi. Probabilmente è proprio all’interno di questo storico pezzo della musica popolare che si può riscontrare il profondo significato della statua in questione. “O mia bella Madunina” viene, a detta dell’autore scritta in una sola notte. Giovanni D’Anzi vive da artista milanese la forte immigrazione che in quegli anni, dal mezzogiorno, raggiunge l’industriale settentrione. Parafrasando l’autore: forse è vero che la canzone nasce a Napoli, ma lasciate cantare anche noi. In un altro passaggio viene sottolineato lo spirito irrequieto del migrante: lontan de Napoli se moeur, ma po’i vegnen chi a Milan. Forse è proprio questo lo spirito che cela dentro sé la Madunina appunto. L’idea di accoglienza che ha reso Milano la città che tutt’oggi è. La Madunina e Milano sono anche accoglienza, quell’accoglienza difficile da trovare nel freddo e spesso grigio nord.

E allora: Si vegni sanza paura. Num ve songaremm (stringeremo) la man. Tucc el mond a l’è paes e semm d’accord. Ma Milan l’è on gran Milan!

 

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