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Storia della Fonderia Napoleonica a Milano

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Storia della Fonderia Napoleonica a Milano
Storia della Fonderia Napoleonica a Milano

La Fonderia Napoleonica Eugenia racconta come un tronco di albero tagliato la storia di Milano.

Siamo nel quartiere Isola, per l’esattezza al 21 di via Thaon di Revel, davanti a noi si staglia la Fonderia Napoleonica Eugenia. La struttura innalzata nei primi del ‘500 è opera artistica forse di Leonardo Da Vinci o del Bramante; il dubbio circonda l’oratorio dell’ex santuario. La costruzione fu eretta su commissione di Carlo II d’Ambroise, per ringraziare la Madonna di averlo guarito ad una malattia agli occhi. Nasce così nell’anno 1506 il santuario di Santa Maria della Fontana.

Cominciarono a prendersene cura alcuni francescani che lo usarono per riparare i ricchi dalle pestilenze; una sorta di sostituto alla Ca’ Granda. Il santuario poté continuare le sue funzioni anche sotto il dominio austriaco e in tutto il periodo furono creati altri edifici che facevano riferimento a lui.

La storia della Fonderia Napoleonica a Milano.

A scombussolare tutto fu Napoleone quando nel 1806 la struttura venne sequestrata e poi suo figlio la diede ai Manfredini. Qui il santuario subisce la prima vera trasformazione, perché essendo i Manfredini orafi.. questi lo fanno diventare una fonderia. Passano circa cinquant’anni quando l’attività degli orafi va in fallimento e passa nelle mani dei fratelli Barigozzi dei campanari che apportarono allo stabile anche un forno.

Come ben si può immaginare nel santuario vennero date alla luce numerose opere: la sestiga di Abbondio Sangiorgio dell’Arco della Pace; il monumento a Vittorio Emanuele II di Ercole Rosa in piazza del Duomo a Milano; la statua a Dante Alighieri di Ettore Ximenes a Central Park, New York.

La fonderia chiude definitivamente nel 1975, si trasforma in magazzino e nel 2007 viene adibito a museo Ditta Fratelli Barigozzi; una sorta di memoriale per l’arte che ha contraddistinto Milano per un lungo periodo.

@Damiano Grilli

(credit foto: immagine.zero.eu)

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