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La storia del fiume Seveso a Milano: il primo corso d’acqua deviato!

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storia del Fiume Seveso a milano
storia del Fiume Seveso a milano

Milano è attraversata da diversi corsi d’acqua, dal Lambro all’Olona, dai Navigli al Seveso: scopriamo la storia del fiume Seveso, il primo deviato dai Romani verso il capoluogo lombardo

Il fiume Seveso è uno dei corsi d’acqua che attraversa la città di Milano.
Nasce a Cavallasca, in provincia di Como, sul Monte Sasso, nei pressi della frontiera tra l’Italia e la Svizzera. È lungo 52 chilometri.
Tra Cavallasca e Paderno Dugnano contribuisce a formare il confine occidentale della Brianza.
Dopo aver attraversato 12 comuni della provincia di Como, 6 della provincia di Monza e Brianza e 4 della città metropolitana di Milano, entra finalmente nel capoluogo lombardo. Qui sfocia nel Naviglio Martesana dove forma il Cavo Redefossi per poi sboccare nel Lambro.

La storia

In origine il Seveso non raggiungeva Milano. Ma i Romani, che erano esperti di opere idrauliche, pensarono di deviare il fiume verso Milano. L’operazione era necessaria per alimentare la fossa che difendeva le mura delle città.
In epoca imperiale venne eseguita una nuova deviazione che consentiva al fiume di entrare direttamente in città, in quella che oggi è piazza San Babila. Questa seconda deviazione serviva ad alimentare le terme e i battisteri della cattedrale.
Dopodiché le acque finivano nel canale agricolo della Vettabbia per poi terminare nel fiume Lambro.
Alla fine del XIX secolo si decise di coprire il fiume. Prima venne coperto il tratto che va dalla Martesana Porta Nuova. Poi si passò in via Ponte Seveso e in via Melchiorre Gioia.
Negli anni Trenta il processo di copertura del Seveso interessò viale Zara, la zona Niguarda e via Ornato, fino al confine comunale con Bresso.
Come il fiume Olona anche il Seveso non ha risparmiato piene disastrose. Addirittura, nel primo secolo, la piena del Seveso distrusse il primo porto di Milano. L’ultima alluvione risale al luglio 2014.

I parchi

Diversi sono i parchi che vengono attraversati dal fiume tra cui il Parco Spina Verde di Como, il Parco delle Groane, il Parco Naturale Bosco delle Querce, il Parco della Brughiera Briantea e il Parco Nord Milano
 
Tra il 1718 e il 1760, nell’opera di censimento delle proprietà del Ducato di Milano, il Catasto Teresiano ha censito 23 mulini di proprietà di nobili o enti religiosi. I mulini venivano utilizzati sia per la funzione molitoria che per muovere segherie. 
 
Nel corso della storia, il fiume Seveso non si è mai sviluppato dal punto di vista industriale. Questo fiume è perlopiù legato all’agricoltura e alla bachicoltura con lo sviluppo delle seterie, in particolare nella provincia di Como
 
Oggi il Seveso è conosciuto con il nome di “fiume nero”. Questo appellativo è dovuto al fatto che il corso d’acqua è tenuto sotto osservazione solo per le sue esondazioni e per le acque inquinate da scarichi abitativi e industriali. 
 
Dal comune di Bresso, l’Arpa ha dichiarato che la condizione delle acque è pessima. Ma nella parte alta del fiume è stata segnalata la presenza di pesci. 
 
Insomma, la storia del fiume Seveso, come quella dell’Olona, racconta di un corso d’acqua che scorre nelle viscere di Milano, nascosto dai rumori della città. 

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