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Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti

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Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti
Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti

Il biscione di Milano è uno dei simboli della città del duomo e della madonnina che veglia sui suoi abitanti.

Si tratta di un grosso serpente dalla testa solitamente coronata, che si ripiega su se stesso in un moto a “S” continuo fino alla punta della coda, come se la creatura fosse iscritta in un triangolo dalla punta rovesciata; in bocca all’animale vi è una figura umana.

Ma da dove ha origine tale araldica? E qual è la storia del biscione? Per scoprirlo bisogna tornare indietro di alcuni secoli, in un viaggio tra storia, miti e leggende.

Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti
Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti

La provenienza storica del biscione di Milano

Lo stemma va fatto risalire alla casata dei Visconti, che lo adottarono intorno all’undicesimo secolo.

E’ degno di nota che il biscione sopravvisse al cambio di dinastia, sullo stemma degli Sforza; signori di Milano dalla metà del 1400. E rimase ancora presente durante gli anni di dominazione spagnola.

I Visconti e leggende sul biscione di Milano

Diverse sono le leggende che legano un esponente della casata Visconte ad serpente. Alcune di esse rimandano ad un periodo successivo al 1200, altre addirittura predenti al X secolo, periodo in cui si hanno le prime testimonianze dei Visconti nel nord Italia. Eccone alcune:

  • Lo stemma potrebbe rappresentare un serpente che divora un moro. Seguendo questa chiave di lettura esso potrebbe rappresentare un omaggio a papa Gregorio X da parte del fondatore della dinastia, Ottone Visconti. Nominato arcivescovo quest’ultimo avrebbe voluto ringraziare il pontefice con un riferimento alle crociate sull’araldica di famiglia.
  • Altra leggenda, stesso protagonista e tema delle crociate ancora presente. Ottone Visconti durante la seconda crociata si scontra ed ha la meglio contro un feroce guerriero saraceno di nome Voluce. L’abilità del combattente pagano era tale che nessuno prima di Ottone era stato in grado di avere la meglio e la sua insegna raffigurava proprio un serpente che divora un uomo. Tornato in patria il signore dei visconti volle adottare il simbolo del nemico sconfitto affinchè la sua gloriosa impresa non venisse mai dimenticata.
  • Un’altra storia ci rimanda ad un periodo successivo e vede come protagonista Azzone Visconti (1302 – 1339). Accampato con l’esercito oltre le mura di Pisa, non si accorse che mentre riposava una vipera gli si era infilata nell’elmo. Quando si rimise in capo il pezzo dell’armatura il serpente sguscio fuori senza morderlo; grato alla sorte lo volle adottare come simbolo, sperando nel buon auspicio.
  • Per alcuni versi simile ma molto lontano nel tempo è il curioso aneddoto che ci rimanda addirittura ad un re dei Longobardi di nome Desiderio, presunto antenato dei Visconti. Re desiderio dormiva sotto un albero quando un serpente gli si attorcigliò attorno alla testa come fosse una corona. Anche in questo caso il rettile si allontana senza mordere il fortunato monarca che adottò l’animale quale suo simbolo passandolo poi ai suoi successori.
Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti
Biscione di Milano: storia e mito dello stemma dei Visconti

Miti e fantascienza legati al biscione di Milano

Oltre alle leggende più “plausibili” descritte sopra, vi sono altre storie in cui a fare da padrone è il mito; non più solo un serpente, ma mostro, un drago o un basilisco. Se ne possono trovare diverse e con un gran numero di piccole e grandi variazioni, ne riporteremo giusto un paio:

  • Alla morte di san Dionigi, un drago di nome Tarantasio costruisce la sua tana nei pressi del lago Gerundo (altre storie vogliono che drago abitasse proprio questo lago), oggi prosciugato. Questa bestia terribile, dall’alito mefitico, era solita nutrirsi di bambini. A porre fine al suo regno di terrore è Umberto Visconti, che come un moderno San Giorgio uccide il drago e salva un bambino vomitato ancora intero dalla terribile bestia. Storie simili sostituiscono san Dionigi con sant’Ambrogio e collocano il drago direttamente fuori dalle mura di Milano.
  • Michel Pastoreau (storico e antrologo francese) propone una versione diversa della storia. Il figlio di Bonifacio, signore di Pavia, e di Bianca, figlia del duca di Milano, viene rapito da un gigantesco serpente che lo divora per intero. Bonifacio, tornato dalla terra santa dove combatteva come crociato, riparte alla caccia del mostruoso animale che scova e uccide; morendo l’animale vomita il figlio miracolosamente ancora vivo. Interessante come, dando credito a questa versione, la persona tra le fauci del serpente potrebbe non rappresentare una persona non divorata ma sputata.
  • E ancora Il serpente sullo stemma potrebbe rappresentare il serpente di bronzo collocato su un capitello della basilica di Sant’Ambrogio, che una leggenda vuole essere il mitico Nehustan forgiato da Mosè.

Daniele De Stefano

Foto tratte da http://www.lagobba.it – http://artdiscoveriesmilano.com

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